Le perdite urinarie in gravidanza sono il risultato di modificazioni fisiologiche profonde, che coinvolgono ormoni, muscoli e organi. Non si tratta quindi di un singolo fattore, ma di un insieme di adattamenti che permettono al corpo di sostenere la crescita del feto.
Il ruolo degli ormoni
Uno dei protagonisti principali è il progesterone, un ormone che aumenta fisiologicamente durante la gravidanza. Il progesterone rende i tessuti più elastici e flessibili, una caratteristica fondamentale per permettere all’utero di espandersi e al corpo di prepararsi al parto. Questo processo, utile alla gravidanza, può però comportare anche un indebolimento funzionale del pavimento pelvico, quell’insieme di muscoli che sostiene vescica, utero e intestino.
Tra gli effetti principali del progesterone ci sono:
- maggiore rilassamento della muscolatura liscia;
- aumento della distensibilità dei tessuti pelvici;
- riduzione del tono di alcune strutture di sostegno.
Alcuni studi hanno osservato che concentrazioni più elevate di progesterone nel primo trimestre sono associate a un rischio maggiore di incontinenza urinaria da sforzo nel corso della gestazione.
Un altro ormone coinvolto è la relaxina, che contribuisce al rimodellamento dei tessuti. Alterazioni nei suoi livelli, soprattutto nella parte finale della gravidanza, sono state associate a variazioni della pressione uretrale (la forza con cui l’uretra resta chiusa), con possibili ripercussioni sul controllo urinario.
Pressione dell’utero e modifiche della vescica
Accanto ai fattori ormonali, la gravidanza comporta cambiamenti meccanici progressivi. Con l’aumentare del peso dell’utero, infatti, cresce anche la pressione diretta sulla vescica, la cui capacità si riduce progressivamente con il passare dei mesi. Questa pressione, inoltre, aumenta l’irritabilità del detrusore, il muscolo che riveste la parete della vescica e che si contrae per permettere la minzione: durante la gravidanza può diventare infatti più sensibile agli stimoli, contribuendo alla sensazione di urgenza.